Salernitana, Candreva ospite di Vianema: “Avrei voluto salutare in un’altra maniera, mi farebbe piacere tornare…”

Mast'Antonio si racconta dopo il ritorno all'Arechi e l'addio al calcio giocato

E’ Antonio Candreva ospite dell’ultimo episodio di Vianema, podcast ufficiale della Salernitana. Dopo il ritiro, Mast’Antonio è tornato all’Arechi, a diversi mesi di distanza dall’ultima volta con la maglia granata, finita tra i fischi e una mestissima retrocessione. Rimpianto che l’ex granata si porterà dietro, pur custodendo gelosamente le emozioni vissute nel biennio con l’ippocampo sul petto. 

“Entrare al Mary Rosy dopo l’addio al calcio giocato mi ha fatto un po’ strano, il calcio mi manca, non pensavo di smettere però dopo tutti questi mesi era giusto arrivare a una conclusione. Avrei smesso in un’altra maniera ma non è stato possibile, non ho rammarichi per questo“. 

Addio arrivato dopo una retrocessione in B con la Salernitana. “E’ stata una brutta annata, perché non abbiamo combattuto, nessuno se l’aspettava dopo l’anno precedente, le responsabilità le ho sempre prese nella mia carriera, anche l’anno scorso ho continuato a farlo, dispiace per come sia finita, retrocedere così è un lutto sportivo, per i giocatori, per il presidente ma soprattutto per i tifosi. Mi hanno voluto bene dal primo giorno, ci sono rimasto male di non esser riuscito a salvare la Salernitana, di non averlo fatto con i miei compagni, è un brutto passaggio della mia carriera”. 

L’arrivo. “C’è stata questa telefonata, le piazze calde mi hanno sempre attratto, danno entusiasmo e carica. Ho preso la palla al balza e sono arrivato a Salerno, ho deciso in un paio di giorni. Sono stato veramente bene, ci siamo tolti grandi soddisfazioni il primo anno, però rimane sempre il secondo“.

Sulla fine. Avrei voluto chiedere la carriera con un giro di campo, invece l’ho chiusa con tristezza. Quelle facce deluse, non è stato bello, ma la vita continua e le cadute servono anche per rialzarsi. Iervolino? Grande stima e rispetto, averne di presidenti così, gli ho sempre detto che era troppo buono, ho conosciuto presidenti tosti in carriera, come sbaglia lui sbagliano calciatori e dirigenti. Salerno secondo me però deve essere contenta di essere rappresentata da un presidente che ci mette sempre la faccia, e se anche ultimamente non è stato molto presente soffre anche da casa”. 

Mast’Antonio? Soprannome messo da Gerardo (magazziniere scomparso lo scorso giugno, ndr), persona di un cuore enorme, un punto di riferimento per noi. Gol preferito? Quello con l’Atalanta, è stato importante per il nostro cammino. E’ stato bello perché durante lo scambio con PIatek ho sentito tutto lo stadio urlare “tira!”, ma io l’avevo pensato già prima. E’ stata un’emozione bella, vincere all’ultimo e salvarsi con anticipo”. 

“Cosa rappresenta per me? Ho visto tutte le partite in questi mesi, sono rimasto in contatto con tanta gente, sono stato davvero bene qua. Mi hanno trattato benissimo e devo solo dire grazie alla città, avrei solo immaginato salutare in altro modo, magari con un giro di campo coi miei figli, un momento di gioia un po’ per tutti. Tra i ricordi più belli le partite con la Lazio e la Roma all’Olimpico, ma anche il derby con il Napoli”. 

“Da grande? Inizierò il corso da allenatore, non so se mi vedo in panchina, vediamo se sono pronto a questa nuova storia, è una possibilità. Ho avuto tanti tecnici dai quali prendere qualcosa, poi si deve mettere sempre qualcosa di proprio”. 

“Rapporto con la città? MI piaceva anche solo andare in giro per la città, fare la spesa chiacchierare coi tifosi, e poi una casa fronte mare che parlava per sé. Pensavo di stare qua più anni, vedevo una società e una proprietà che poteva starci di più in massima serie, ma le annate storte capitano a tutti”.  

La sua Top 11. “Allenatore Paulo Sousa, modulo 4-3-2-1, in porta Ochoa. Mazzocchi, Fresi, Gyomber e Jaroszynski. A centrocampo Di Bartolomei, so che qui ha lasciato un ricordo indelebile, come uomo prima che come calciatore. Gattuso e Breda. In attacco Di Vaio, Dia, e Di Napoli. Tornare a Salerno? Chi lo sa, mi farebbe molto piacere, ma ad oggi posso dire solo questo”. 

Sulla carriera. “Si poteva fare di più, la svolta con Reja alla Lazio, ma è stato l’ex Salernitana Tobia a lanciarmi ai tempi di Terni facendomi debuttare in prima squadra a soli 17 anni. Qualche finale persa con Inter e Lazio, ma soprattutto il mancato Mondiale nel 2018, sfumato in un San Siro pieno”. 

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11 mesi fa

Il giorno dopo gia eri a Milano lota

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11 mesi fa

Sei un mercenario
Un altro anno c’è lo potevi regalare.
Ho detto tutto

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11 mesi fa

Grandissimo Candreva ❤️💪

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11 mesi fa

Potevi rimanere anche in B e riportare la salernitana in A come ha fatto Berardi col Sassuolo solo che secondo me non ti sei voluto ridurre lo stipendio e sei stato fatto fuori ma uno come te in questa squadra ci avrebbe fatto comodo

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11 mesi fa

Ritorna!!!

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