Ex Salernitana, Nalini dice basta: addio al calcio giocato per il Jamie Vardy italiano, una storia da raccontare

In granata protagonista di una promozione in B, tanti infortuni in carriera e il sogno chiamato serie A

Non avrà toccato i picchi di Jamie Vardy, ma anche la storia di Andrea Nalini merita di essere raccontata. E nel giorno dell’addio al calcio giocato annunciato dalla 35enne ala veneta, ricordare il paragone con il “Working class hero” è occasione per ribadire come spesso credere nei propri sogni possa essere esercizio più che utile per trovare una motivazione ulteriore nella rincorsa dei propri sogni.

Quelli di Andrea Nalini, passato dal lavoro come saldatore e magazziniere all’AIA ai palcoscenici più prestigiosi del calcio italiano, si possono definire realizzati. Nonostante gli ostacoli, gli infiniti problemi fisici, e tanti stop che hanno solo rallentato il suo cammino. Cammino iniziato dopo gli anni tra i dilettanti alla Salernitana, grazie all’intuizione del duo Pagni-Susini. Ancora un prestito alla Virtus Verona, poi l’esordio in granata, una folgorazione. Aggressivo, generoso, dannatamente veloce, soprattutto decisivo. Gol, assist, cross liftati e giocate da sfregarsi le mani, ma anche infortuni. Quelli che dopo la promozione in B conquistata da protagonista, lo terranno fuori quasi 400 giorni, permettendogli di tornare in campo solo nel finale di stagione, utile per dare il proprio contributo alla salvezza.

Dopo l’addio al granata, la chiamata dalla serie A, con il Crotone a puntare su di lui. Troverà in panchina Davide Nicola, che proprio in terra pitagorica toglierà il velo dalla prima della collezione di salvezze miracolose. Impresa arrivata anche grazie a una clamorosa doppietta dello stesso Nalini contro la Lazio di…Claudio Lotito. Scherzi del destino, in una storia che sembrava scritta proprio dal destino, prima di un’altra serie di cadute e risalite, di ripartenze (serie B, Vicenza, ritorno alla Virtus Verona, Eccellenza sdoppiandosi come fattorino), e altri tremendi stop forzati. Fino alla decisione di dire basta, con una lettera emozionante, dedicata al gioco più bello del mondo. Il calcio, quello che gli ha regalato un sogno che forse nemmeno lui avrebbe immaginato così tortuoso ma così sorprendente, per un operaio di una fabbrica di wurstel arrivato a calcare i campi della serie A e conquistare una salvezza storica con una doppietta da urlo…

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