Per tutti i tifosi della Salernitana sarà sempre il simbolo dello “gnummazzo“. Il derby vinto 2-3 in rimonta al Partenio con l’Avellino al 96′. Joseph Minala vivrà di gloria eterna tra i tifosi granata, la carriera dello scuola Lazio però poteva regalare qualche acuto in più, il centrocampista camerunese, però, attribuisce gran parte delle sue difficoltà alle bugie sulla sua presunta età.
“In Italia non mi voleva più nessuno. Mi hanno massacrato, umiliato – rivela in un’intervista alla Gazzetta dello Sport -, è stato un attacco mirato, sono stato minacciato e ricattato da persone che mi avevano aiutato e di cui mi fidavo. Sono nato nel 1996, sa quante volte ho dovuto sentire che avevo 40 anni? Eppure documenti e test fisici attestano la mia reale età, ho 29 anni”.
Sulla Salernitana
“Non sono un fenomeno ma quando mi è stata data una chance ho sempre dimostrato di valere. Penso al Bari ma soprattutto alla Salernitana, dove i tifosi ancora mi scrivono per il gol all’Avellino all’ultimo minuto. Dove mi vedo in futuro? Magari in panchina da allenatore. Sogno un ritorno alla Lazio o alla Salernitana…anche se oggi mi sento ancora un giocatore da serie B, nonostante ora sia a Malta, un calcio più periferico, non perdo la speranza di tornare in Italia”.
Dopo esser stato scovato dalla Lazio, con la quale ha esordito giovanissimo in serie A, Minala ha giocato in B con Latina, Bari e Salernitana (due esperienze diverse in granata, 65 presenze e 7 gol, ma anche l’espulsione nei playout di ritorno con il Venezia), poi Lucchese e Olbia prima di una parentesi in Cina e dell’esperienza ancora in corso a Malta.


