Salernitana, Di Vaio: “In granata esplosi definitivamente, all’Arechi un tifo sudamericano”

L'ex bomber granata intervistato da Radio Serie A e Panini non dimentica l'esperienza con l'ippocampo

“Una passione incredibile”. Marco Di Vaio ha raccontato la sua esperienza alla Salernitana ai canali ufficiali di Panini Italia, azienda storica di figurine che da qualche tempo ha iniziato a intervistare all’interno della propria fabbrica, la Panini Studios, i protagonisti del calcio italiano. E la carriera dell’attuale ds del Bologna, oltre 140 gol in serie A e più di 270 in carriera, ha preso il volo definitivo proprio a Salerno. Negli scorsi giorni l’ex attaccante romano aveva raccontato la sua ascesa anche a Radio Serie A.

Decisi di accettare la destinazione granata anche perché volevo staccarmi dalla Lazio. Sognavo di fare la carriera lì ma volevo giocare, desideravo farlo. In quegli anni poi la Lazio investiva tanto negli attaccanti come Signori, Boksic. Decisi di andare via e si presentò la possibilità della Salernitana, con Delio Rossi. All’epoca potevo scegliere o il prestito o a titolo definitivo. Feci un investimento su di me e puntai al trasferimento dicendo addio alla Lazio. Avevo bisogno di fare strada da solo dopo le parentesi Bari e Verona”. 

Salerno fu una grande sfida: arrivai in una squadra che si era salvata alla fine dell’anno precedente dalla retrocessione in serie C. Sentivo però che era quello di cui avevo bisogno, perché avevo avuto grande fiducia. Mi sentivo parte della città, del contesto, del progetto del club. Facemmo un campionato pazzesco, vincendolo e soprattutto portando a casa il titolo di capocannoniere, con Delio Rossi stabilimmo diversi record centrando la promozione con diverse giornate d’anticipo. Lì sono esploso definitivamente, fu una scelta vincente. Il secondo anno arrivò quell’amara retrocessione a Piacenza, con l’ultima giornata maledetta e drammatica con la morte dei quattro ragazzi. Eppure battemmo in casa Lazio, Roma, Juventus, Inter, ma non bastò, la retrocessione con 39 punti fu un caso più unico con raro. Però per me resta una parentesi felicissima, in una piazza calorosa che ancora mi ricorda perché ritrovavano la serie A dopo 50 anni. Sembra un tifo sudamericano, con una passione incredibile, l’Arechi aveva 35-40mila spettatori. Ancora oggi ricevo foto, incontro tifosi che mi chiedono foto e che ricordano momenti, gol speciali. Peccato non aver centrato quella salvezza, sarebbe stato la chiusura perfetta di quei due anni”.

 

Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Altre notizie