“Gate 48 – Ultras Salerno”, buona la prima tra ricordi e appartenenza

Sala gremita al Teatro delle Arti

Buona la prima. “Gate 48 – Ultras Salerno” si candida a diventare pietra miliare del racconto di un movimento, quello del tifo organizzato granata, che il 21 settembre ha festeggiato i 50 anni.

Il docufilm curato dal giornalista e presidente dell’Associazione Macte Animo 1919 Umberto Adinolfi, girato dal regista Ferdinando Inglese narrato dalla voce dell’attore Roberto Nisivoccia, è stato proiettato ieri sera al Teatro delle Arti, in una sala gremita e piena di esponenti, almeno tre generazioni, del mondo ultras della Bersagliera.

Un viaggio iniziato il giorno di San Matteo del 1975, e introdotto dal talk condotto dal giornalista Dario Cioffi, con due testimoni d’eccezione, Adolfo Gravagnuolo e Salvatore Fruscione, tra i fondatori del gruppo Ultras Bar Nettuno.

“Ci pensavamo già da un po’, ma venivamo da anni grandi delusioni e non riuscivamo a partire. Poi Esposito rilevò la Salernitana da Vessa, e da nuovo presidente fece uno squadrone. Lì ci dicemmo ora o mai più”. E ancora. “L’ispirazione la prendemmo dalle partite che andavamo a vedere a Milano, a Roma, a Napoli, era l’unico modo per vedere la serie A, ma a colpirci fu il Torino, forse anche per il colore. Da lì prendemmo l’idea del teschio, del motto ultras granata. Era il post sessantotto, erano anni di fermento e nuove generazioni che venivano su, delle più variegate estrazioni sociali. Era la prima giornata e per la prima volta andammo in Curva, portammo di tutto dentro, ci eravamo confrontati in passato anche con gli ultras della Roma. Furono le prime rullate di tamburo, i primi striscioni appesi di notte tra infinite difficoltà. Facemmo cucire dieci sciarpe, preparammo migliaia di coriandoli nei giorni precedenti. Non possiamo citare per la crescita di tutto il movimento il sostegno del Bar Real e poi dei Panthers. E dei Fedelissimi, non sono mancate trasferte movimentate”. 

Spazio poi al docufilm, e ai tantissimi gruppi che hanno scritto la storia del tifo dell’ippocampo, dal Vestuti all’Arechi, dai primi bandieroni alle scenografie capaci di fare il giro del mondo. Foto iconiche, video emozionanti, momenti toccanti e brividi. Anche ricordando chi continua a tifare dalla Curva del cielo, da Celeste Bucciarelli a Carmine Rinaldi per tutti il Siberiano. Una storia di mezzo secolo che merita di essere tramandata, rivissuta. Tra aneddoti, retroscena, rivelazioni. E un docufilm si candida a diventare pietra miliare del racconto di un movimento. Buona la prima.

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