Un tecnico di cui tutto si può dire tranne che sia integralista. Per stessa ammissione anche dei suoi ex calciatori, che in più d’un’occasione hanno saputo apprezzarne la capacità di adattarsi ai contesti, e trarre il massimo dalle caratteristiche degli organici a propria disposizione.
La Salernitana di Andrea Sottil è ancora lontana (ovviamente) dal prendere forma, eppure qualche idea su ciò che il tecnico piemontese vorrà provare a costruire in granata è già venuta fuori. A partire dal 3-5-2, sistema di gioco adottato con successo all’esordio in serie A alla guida dell’Udinese, con adattamenti che possono variare sul 3-5-1-1 con un trequartista più mobile alle spalle di un’unica punta fisica in grado di fungere da riferimento, e un 3-4-2-1 con due elementi a supporto dell’attaccante.
Probabilmente sin dai primi giorni di ritiro a Rivisondoli si lavorerà su quello, ma non è da considerarsi un dogma per Sottil, che in passato ha puntato con successo anche sul 4-3-3, utilizzato anche alla Paganese per esempio, e con l’Ascoli, dove in un anno e mezzo ha portato la squadra dal penultimo posto in B al sesto posto valido per i playoff per la promozione in A.
Più che i moduli, Sottil lavorerà sui concetti e su principi, in particolare difensivi. Duelli individuali e grande aggressività da parte del reparto arretrato, chiamato quando possibile anche portare palla e guadagnare campo con velocità in fase di possesso, più del palleggio sterile ricerca della profondità, magari provando a sfruttare la velocità degli esterni. Elementi di gamba anche in mediana, serviranno, con Sottil che ama abbinare una mezz’ala di inserimento ma anche di quantità, a una con più estro e qualità, libera di provare a sfruttare il proprio talento con una discreta possibilità di inventiva. Di certo, dopo tre anni da oltre 200 gol subiti, la fase di non possesso sarà uno dei primi aspetti sui quali intervenire.



Buon lavoro mister…