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Salernitana, Sabatini tra mistica e ossessione

L'editoriale di Calcio Salernitana

Un nuovo inizio. A voler essere scaramantici il pareggio con il Milan ha anche dato i suoi indizi, con tanto di richiamo al passato e alla prima storica salvezza della Salernitana in Serie A. Quella favola iniziata con Danilo Iervolino alla presidenza, pronto a compiere a breve due anni da patron granata, e Walter Sabatini come direttore. Generale, o sportivo è solo un orpello.

Perché l’esperto dirigente è stato chiamato per provare a ripetersi, ma prima del mercato, che sarà legato inevitabilmente alle cessioni e non permetterà a differenza del passato di acquistare 11 giocatori in 13 giorni (la base di partenza era nettamente inferiore), dovrà guardare tutti negli occhi.

Entrare sottopelle in un gruppo che gruppo non lo è mai stato fino in fondo, parlare con ogni giocatore, capire i rispettivi stati d’animo, cercare di costruire una squadra, capace di esserlo prima che in campo già nello spogliatoio. Forse non riuscirà a convincere i grandi scontenti, che andranno altrove a cercar fortuna magari portando qualche milioncino in cassa da investire sul mercato, sicuramente saprà motivare e tenere sul pezzo chi non ha reso secondo le aspettative. Poi i rinforzi, diversi, per provare a colmare i limiti di una rosa che sicuramente non vale l’ultima posizione, e che pure però ha dimostrato più d’una falla. Pare che i telefoni suo e dell’assistente Pietro Bergamini, siano già bollenti.

Inizia l’era Sabatini 2.0, e il solo annuncio sembra aver avvolto d’entusiasmo e speranza un’intera tifoseria, più felice per il ritorno di Walter il mago che non per l’addio di Morgan De Sanctis. Il ds granata lascia sul tavolo 18 mensilità, al termine di un anno e mezzo di lavoro dalle mille difficoltà. Protagonista della miglior stagione in A della Salernitana, griffata soprattutto dalle magie di Dia, l’ex portiere di Napoli e Roma non è forse mai riuscito a entrare in sintonia totale con la piazza. Dell’empatia con la tifoseria Sabatini ne ha fatto un cavallo di battaglia, la sua ossessione l’arma in più. Ossessione per il calcio, ossessione per la ricerca dell’ennesimo talento da lanciare, l’ossessione per evitare a ogni costo la retrocessione, l’ossessione come benzina da immettere in un motore un po’ consumato, forse d’epoca, ma che quando romba mette ancora tutti sull’attenti.

Minato forse nel corpo ma non nello spirito, ci sarà da provare a trasformare l’entusiasmo in risultati, sperando magari che le concorrenti continuino a lasciare occasioni alla Salernitana. Che anche nell’anno del 7%, alla prima di Davide Nicola sulla panchina granata, impattarono 2-2 con il Milan all’Arechi dopo aver sognato il successo. E ricordate, dopo le tante sconfitte e la sensazione di aver abbandonato il sogno salvezza, chi ci ricordò che nulla era finito? Federico Fazio, il comandante, che con uno stacco perentorio a Genova contro la Samp, avviò di fatto la rincorsa a un lieto fine arrivato il 22 maggio dopo una notte drammatica. Che non sia il suo gol al Milan l’inizio di una nuova favola…?

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