“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”. Così un mostro sacro del giornalismo italiano, Indro Montanelli, sulle colonne del Corriere della Sera tre giorni dopo la Tragedia di Superga, del 4 maggio del 1949.

Sono passati 75 anni da una delle pagine più drammatiche del calcio italiano, quando l’aereo di una squadra invincibile e rimasta nell’immaginario collettivo, si schiantò sulle colline del capoluogo piemontese. I morti furono 31, tra le vittime del disastro aereo anche Renato Casalbore, giornalista salernitano trasferitosi a Torino in gioventù per inseguire il suo sogno di cronista.

Prima l’esperienza a “La Stampa”, poi la fondazione di Tuttosport. Casalbore era sull’aereo che portò il Torino a Lisbona per una gara con il Benfica terminata 4-3 per i portoghesi, poi lo schianto che distrusse un mito del calcio italiano e la vita del giornalista allora 58enne. Alla sua memoria fu intitolata la piazza dove sorge lo stadio Vestuti, all’interno una lapide (recuperata di recente dopo anni di colpevole incuria), con tutti i nomi delle vittime del disastro aereo inaugurata appena 20 giorni dopo la tragedia alla presenza di Fausto Coppi, il Campionissimo che proprio con Casalbore aveva un’amicizia speciale. Due anni fa l’evento alla presenza del Torino in occasione di una gara di serie A dell’aprile 2022, in una trasferta in terra piemontese dello scorso campionato una delegazione del club campano andò a far visita al monumento di Superga lasciando un gagliardetto della Salernitana.