Salernitana, Fusco Jr si racconta: “Addio non facile per me, ho subito la decisione ma ora…”

Il figlio della bandiera granata si racconta

“Il mio cognome fa tanto. Lo so. Soprattutto per quello che mio papà (Luca, storico difensore della Salernitana con più di 200 partite in granata, ndr) ha fatto a Salerno. Mi ha sempre dato molti consigli”.

Gerardo Fusco si rivela. In un’intervista a Sky Insider l’attaccante della Cavese, reduce dai suoi primi due centri tra i professionisti racconta le sue emozioni, dall’addio alla Salernitana alla voglia di ripartire dagli Aquilotti.

Hai mai riflettuto su quanto possa incidere l’essere o meno un figlio d’arte?

“Sì, certo. Ma dipende da come un ragazzo affronta il fatto di voler intraprendere la stessa professione del padre. E da come sia stato educato. Io sono orgoglioso di quello che Luca Fusco ha fatto a Salerno, ma non mi interessa. Nel senso che non mi tocca. Io volevo giocare a pallone. Punto. Ero e sono convinto di questo. Per dirla tutta: fino a qualche anno fa, papà non veniva nemmeno a vedermi giocare, perché voleva lasciarmi il mio spazio”

E poi te lo sei ritrovato allenatore in Primavera. Era strano?

“Sì, ma meno del previsto”.

Come l’hai gestita?

Il primo anno ero più piccolo dei miei compagni e non ho giocato mai. Non ho mai detto nulla, ovviamente, e gli ho sempre dato del lei. Poi è tornato l’anno scorso, e le cose erano cambiate: io avevo già esordito in Serie A ed ero capitano della squadra. Dal lei, sono passato solo al mister. E quando dovevo parlargli da capitano, per il gruppo, non ho mai avuto problemi a farlo. Sempre nel rispetto dei ruoli. Ma l’educazione sta proprio qui: papà mi ha insegnato molto bene come comportarmi, mi ha dato dei consigli preziosi e continua a darmeli. Cerco sempre di averlo come esempio di professionalità, umiltà, punto di riferimento come ogni genitore. Se sono la persona che sono, è anche grazie a lui e mi ritengo ancora più fortunato perché conosce la carriera che sto cercando di intraprendere io”

Eccola, la Salernitana. L’esordio in Serie A è avvenuto il 20 maggio 2024. Una data indimenticabile, immaginiamo.

Insieme al mio primo gol tra i professionisti è al momento la cosa più felice che mi sia capitata nella vita. Ma già la convocazione di due settimane prima, per la partita contro l’Atalanta, era un sogno. Me la ricordo ancora: ero al bar con i miei amici e mi sono ritrovato un messaggio in cui mi veniva detto di correre in albergo per il ritiro. Non ho corso, ho letteralmente volato! L’esordio è stato incredibile, anche se è coinciso con un momento molto negativo per la squadra, che era quasi aritmeticamente retrocessa: lo speaker dell’Arechi pronunciò il mio nome anche con una certa enfasi, vista la storia di papà. Io entrai in campo e quasi mi misi a ridere”.

I social li usi?

“Molto poco. Non mi ritengo fotogenico, tranne quando sono in campo (ride, ndr)”

Però c’è un post di commiato alla Salernitana in cui esprimi anche un certo dispiacere per l’addio.

“Sì, perché nella mia brevissima carriera è stata la prima decisione subita e non presa. Anche se non mi ha fatto male, perché ero davvero carichissimo di iniziare questa mia avventura a Cava de’ Tirreni. Ma Salerno è la mia città, ci vivo ancora: sono cresciuto qui anche calcisticamente. Però penso sia stato un bene: avrei trovato poco spazio (guardate che rosa hanno!) e forse tagliare quel cordone è stato un bene. Non è stato facile, ma l’ho superata con molto entusiasmo

“In tanti mi hanno aiutato, quando ero in prima squadra. Cito Dia, che ha una forza impressionante. Anche Simy mi ha consigliato molto: da giocatori con questa esperienza puoi imparare tantissimo. E poi c’era Djuric: in Italia, insieme a Giroud, penso che sia stato il giocatore più forte nel gioco aereo negli ultimi anni”.

Redazione

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10 mesi fa

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