Salernitana, addio 2025! Si chiude un anno terribile, dalle macerie la speranza di rinascita

Dalla partenza folle, all'epilogo con la Samp: tutte le tappe del viaggio da incubo

Si chiude un anno terribile per la Salernitana. Nella speranza che almeno la seconda parte sia servita a gettare le basi per una ripartenza, sportiva e non. Il 2025 granata, iniziato con l’addio (stavolta definitivo) di Stefano Colantuono, e di Gianluca Petrachi, cui è seguito l’arrivo di Marco Valentini e Roberto Breda, bandiera granata ammainatasi su sé stessa, era difficile immaginarselo più deludente.

Se l’arrivo in panchina di Pasquale Marino sembrava aver riacceso le speranze della Bersagliera, i playout farsa hanno fatto il resto. Gara col Frosinone annullata alla vigilia del primo atto degli iniziali spareggi retrocessione. Poi la querelle Brescia, il lunghissimo stop, una tifoseria spaccata tra la diserzione e la voglia di esserci a prescindere da tutto, e infine l’epilogo più drammatico.

La gara di ritorno dei “nuovi” playout, quelli con la Sampdoria, interrotta da Doveri per lancio di seggiolini in campo. Una serata da dimenticare per tutti, nessuno escluso. Nel mezzo tanti giocatori rivelatisi per nulla attaccati alla maglia, spesso distratti (troppo) da vicende extra-campo, autentici flop di mercato, da Verde a Torregrossa, da Wlodarczyk a Cerri, solo per dirne alcuni (ma la lista sarebbe davvero lunga).

Poi la ripartenza dalla terza serie, dopo due retrocessioni consecutive, una più brutta dell’altra (qualcuno potrebbe a giusta ragione chiedersi se esistano retrocessioni belle…). Faggiano e Raffaele scelti molto presto, un abbozzo di programmazione seria scontratasi però con un blocco inspiegabile al mercato dopo diversi colpi di spessore, la vicenda Tascone, atteso per settimane, così come Knezovic e Liguori congelati in anticamera per giorni. Eppure il coraggio di aver fatto piazza pulita, questa volta per davvero, con meno clamore rispetto a quello utilizzato meno di 12 mesi prima da Petrachi e con più fatti, da Faggiano. Anche a costo di rimetterci soldi per incentivi all’esodo o cessioni a titolo gratuito. Eppure via le mele marce, tutte, nessuna esclusa, un nuovo gruppo che gruppo lo è per davvero, e l’ha sempre dimostrato, anche nei momenti di difficoltà.

Poco brillante, spesso in rimonta e con l’affanno, ma anche discretamente vincente. Le basi, insomma, sembrano esserci, e i numeri sono lì a testimoniarlo. Chi non avrebbe firmato per arrivare alla sosta a – 3 da Catania e Benevento con una squadra costruita ex novo totalmente alzi la mano. Ora, però, viene il momento più difficile. Servirà lucidità, forza economica, capacità di anticipare i tempi. Affinché il 2026 possa rivelarsi l’anno della rinascita della Salernitana, forse ci vorrà tanto altro, a noi non resta che dirle almeno buona fortuna…

Redazione

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Commento da Facebook
8 mesi fa

Serie B, si bella e perduta! Aria famosa del Nabucco! Ahahah

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8 mesi fa

Chi di Speranza vive disperato muore

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8 mesi fa

La Paola d’ordine di questo 2026 è
Risorgere !! E state tranquilli ci riusciremo !!

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8 mesi fa

Speranza e’ na parola grossa

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