“Una storia da dimenticare, una storia da non raccontare, una storia un pò complicata, una storia sbagliata”. Chissà se non penseranno alle parole di De André al primo incontro dopo la separazione. Dopo la fine di un matrimonio breve e burrascoso, durato appena un anno e mezzo chiusosi con una risoluzione consensuale e i reciproci auguri di rito, per provare a rendere almeno la coda meno polemica. Morgan De Sanctis e la Salernitana, storia di un rapporto d’amore mai esploso fino in fondo, terminato nove mesi fa con il ritorno a Salerno di Walter Sabatini. “Orgoglioso di aver contribuito al miglior campionato della storia”, si congedò con queste righe allora l’ex portiere oggi direttore sportivo del Palermo, che dopo il termine dell’esperienza in granata è ripartito dal club rosanero e dal gruppo City. Con lui, in terra sicula, anche i fidati collaboratori Giulio Migliaccio, uomo simbolo della squadra isolana in virtù dei suoi sei anni passati in Trinacria da calciatore, e Simone Lo Schiavo. Lo riporta la Città di Salerno.
Entrambi erano approdati all’ombra dell’Arechi proprio con De Sanctis, il primo come responsabile dell’area tecnica e il secondo come responsabile dell’area scouting, entrambi hanno salutato la Salernitana nel dicembre del 2022. Dopo meno di due anni nel corso dei quali è successo praticamente di tutto, tra conferenze stampa diventate cult e più di un’incomprensione sul suo ruolo e il suo rapporto con il presidente Danilo Iervolino. Resta la sua firma sul miglior campionato della Salernitana in serie A (15esimo posto, 42 punti conquistati e salvezza arrivata con tre giornate d’anticipo), così come l’intuizione brillante sull’arrivo di Dia, 16 gol in un’annata da record anche per lui.
Tanti i buchi neri di una gestione spesso condizionata dall’esigenza di assecondare i desiderata presidenziali e la voglia di provare ad azzerare tutto dopo il suo arrivo al posto di Walter Sabatini. Non solo lo scambio Ederson-Lovato ancora rimpianto dai supporters granata, ma anche le tante operazioni più o meno costose rivelatesi infruttuose dal punto di vista tecnico ed economico (Sambia, Bronn, Legowski, Botheim, Valencia, Ikwuemesi, solo per dirne alcune), e più d’un’incomprensione con l’ambiente. Dal “moriremo assieme”, diventato un mantra ripetuto a ogni esonero, da quello bis di Davide Nicola, a quello di Paulo Sousa, ingaggiato proprio su grande insistenza dello stesso De Sanctis, al celeberrimo “Nothing Against”.
Sfogo diventato virale in poche ore, e primo segno di una gestione, quella del “caso” Dia, che ha lasciato più d’una perplessità nell’ambiente. Dopo il duro attacco al Wolverhampton, la successiva decisione di non convocare l’attaccante senegalese con il sogno della Premier League nel cassetto fu forse il primo, forte, definitivo punto di rottura tra la punta africana e la Salernitana. Non abbastanza difeso forse dalla proprietà forse nel secondo anno del suo operato, la fine arrivò pochi giorni prima dell’arrivo del 2024, tentativo disperato di Iervolino di raddrizzare la barca richiamando proprio Sabatini con il chiaro intento di riaccendere anche l’entusiasmo di una tifoseria, dopo una frecciatina dello stesso De Sanctis rivolta proprio a Sabatini (qui tutti i dettagli).
Eppure ci aveva provato Morgan ad entrare in empatia con la città, decidendo di presenziare al torneo di Santa Teresa, cantando “Avanti Bersagliera” sotto la Curva Sud Siberiano dopo il successo con l’Udinese, partecipando commosso alla proiezione di un documentario in memoria dei quattro angeli granata scomparsi in seguito al rogo sul treno di ritorno da Piacenza nel maggio del ’99. Si ritrovano ora per la prima volta dopo l’addio, la Salernitana e De Sanctis, con la voglia di provare a rialzarsi l’uno lontano dall’altro, con la consapevolezza, per dirla alla De Andrè, di quanto ormai sia inutile “chiedere più com’è andata, tanto lo sai che è una storia sbagliata”.
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