Un gran gol, dopo un controllo a seguire capace di mandare al bar due difensori. Un assist illuminante, e per non farsi mancare nulla un autogol per sua fortuna ininfluente. Non c’era modo migliore per Kees de Boer di chiudere un campionato, il primo con la Salernitana, vissuto tra più bassi che alti.
Luci e ombre per il play olandese, fermato da un paio di infortuni muscolari che he hanno minato pesantemente il rendimento, al pari degli equivoci tattici sui quali Giuseppe Raffaele si è più volte scontrato nella prima parte di stagione. Le difficoltà da mezz’ala mancina sono emerse sin dalle prime gare, la coabitazione con Galo Capomaggio nel 3-5-2 iniziale non ha funzionato a dovere, e anche quando si è provato a invertirli le cose non sono andate meglio.
Scivolato indietro nelle gerarchie, vicinissimo all’addio a gennaio, il gol in trasferta con l’Atalanta U23 ha frenato la sua partenza, riscrivendo con ogni probabilità il suo destino. Eppure la continuità tardava ad arrivare, una sola volta ha toccato quattro gare di fila da titolare, anche con il cambio in panchina sembrava una delle ultime alternative cui Cosmi poteva pensar di ricorrere, specie dopo l’investitura nei confronti di Di Vico. E invece il passaggio al 3-4-1-2 ha rivitalizzato anche un po’ a sorpresa l’ex Ternana, apprezzato dal trainer proprio per la capacità di verticalizzare, di dettare il primo passaggio, anche tra le linee, per avviare la manovra, concetto ribadito a più riprese. E se l’emergenza in mediana l’ha di fatto aiutato a partire dal 1′ a Trapani, le conferme con Picerno e (soprattutto) Foggia hanno rovesciato la situazione. Portando de Boer in cima alla lista dell’intero pacchetto. Iniezione di fiducia importantissima in chiave playoff, dove il biondo regista vuole finalmente prendersi la Salernitana.
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