Il giorno di dolore che uno ha. Da queste parti, da oltre un quarto di secolo, il 24 maggio non può più esser data che lascia indifferenti. E se la Salernitana si ritrova a giocarsi una nuova tappa di un sogno iniziato tra lo scetticismo ed esploso nell’entusiasmo generale, allora vien quasi da chiedersi se sia uno scherzo del destino. Di fronte, poi, un’altra piazza, il Brescia, pure segnata da una tragedia, che diede però vita a uno dei gemellaggi più longevi e saldi del mondo ultras italiano. Dai quattro angeli del treno a Roberto Bani. Da Ciro, Enzo, Peppe e Simone, partiti alla volta di Piacenza con il sogno di poter aiutare Vannucchi e compagni a difendere la serie A, al tragico incidente del maggio ’97, una caduta accidentale che imporrà ai supporters granata il massimo del sostegno e dell’ospitalità ai sostenitori lombardi e ai familiari di un ragazzo di appena 28 anni.
Che dopo giorni di speranza (immediata la sospensione del match e il trasporto d’urgenza al vicino ospedale cittadino), spirò l’ultimo sospiro. I quattro angeli di ritorno dal Granilli insieme non arrivavano a 80 anni, ed è impossibile immaginare che in occasione della sfida di domenica non possano essere ricordati con commozione e memoria, quella che da sempre ha accomunato Salernitana e Brescia, inevitabile che, al netto della posta in palio per due tra le piazza maggiormente penalizzate dalla grottesca vicenda playout della scorsa stagione, non possa esserci occasione per rinnovare la propria amicizia, il rispetto reciproco, il dolore condiviso.
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