Il discorso di Matteo Marani, presidente della Lega Pro all’assemblea in occasione dell’elezione del presidente della Figc, con la scelta di puntare su Giovanni Malagò. Nel suo intervento, Marani ha sottolineato la necessitĆ di investire sulla serie C, ribadendo le difficoltĆ di un sistema arrivato al collasso.
L’intervento integrale di Marani
“Care Delegate, cari Delegati, il 9 luglio ā esattamente tra 17 giorni – saranno passati 20 anni dallāultima vittoria in un Mondiale. La notte di Berlino non resta solo lāultima Coppa del Mondo vinta, rimane lāultima partita a scontro diretto disputata in un Mondiale. Da allora, tre eliminazioni di fila, soprattutto unāintera generazione che non può ricordarsi la Nazionale al Mondiale. Quella dei miei figli. Non vinciamo la Champions dal 2010, dopo esserne stati i padroni tra gli Anni 80 e 90. Il più recente Pallone dāoro in Serie A rimane KakĆ nel 2007, anche qui ventāanni fa. Erano stati 13 nei due decenni precedenti. Aggiungiamo lāUnder 21 senza Olimpiadi dal 2004, lāeclissi totale di campioni azzurri, una perdita annua del calcio professionistico di 750 milioni di euro e debiti per circa 5 miliardi di euro.
Di fronte a questo sfacelo, nella notte del calcio italiano, sarebbe un errore rifarsela con qualche singolo soggetto o con qualche cosina che non ĆØ andata bene. Non ha funzionato niente, diciamolo. Invece dello scarico di responsabilitĆ ā nel quale siamo ancora campioni del mondo – servirebbero idee nuove e unāonestĆ di fondo, smettendola con certa propaganda. Il declino dura da trentāanni, da quando la ricchezza prodotta dalle tv a pagamento ĆØ servita allāestero per rifare gli stadi, rendere moderne le organizzazioni societarie, mentre da noi ĆØ servita per le ville alla Baleari degli agenti. Nellāultimo anno la Serie A ha speso per procuratori 249 milioni di euro, dato Figc, oltre dieci volte quanto ha riconosciuto alla Serie C per la mutualitĆ della Melandri. Domando: non era meglio investire quelle risorse, uscite dal sistema, nella base? Per fare crescere i talenti, scoprire allenatori come avvenne con Lippi e Sacchi o arbitri come fu per Collina, Rosetti, Rizzoli, Orsato? Il nostro ĆØ stato un problema di metodo e pensiero. Abbiamo creduto che si potesse tirare a campare, perchĆ© come dicono ĆØ meglio che tirare a morire, senza capire che il modello del calcio italiano era finito e sfinito. Stanco, logoro, vecchio, come se le rughe di certi volti si fossero depositate sul movimento. Ai tempi di Artemio Franchi o di Italo Allodi, i Paesi emergenti studiavano a Coverciano, oggi vanno in Spagna, in Belgio, nella piccola Svizzera che ci ha umiliato allāEuropeo. Basta? Siamo in una crisi profonda, tremenda. E alle crisi si risponde prima di tutto con la sinceritĆ e medicine forti. Niente lustrini, occorre un governo di unitĆ e pronto alla ricostruzione, alla quale la Serie C concorrerĆ in modo solido e concreto, come da storia e come ha fatto due anni fa evitando un surreale dibattito sugli assetti di voto. Siamo felici che un presidente di grandissimi successi come Giovanni Malagò, per il quale parla il medagliere olimpico e la stima internazionale, decida di concorrere. Come siamo grati a Giancarlo Abete, al quale mi lega affetto personale, per avere portato il solito contributo di conoscenza ed esperienza.
La Serie C da tre anni sta facendo la sua parte con onestĆ e voglia di costruire, stando lontana da endorsment o giochi di Palazzo. Dopo Zenica, si invocava lāex giocatore per il rilancio del calcio. Ecco, il nostro vicepresidente vicario si chiama Gianfranco Zola ed ĆØ uno dei più grandi campioni di sempre. Ć stato lui a firmare quella che ĆØ lāunica riforma sui Settori giovanili, altro tema di cui leggiamo tanto e vediamo poco. Bizzarro che del lavoro di Zola si sia accorto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nominando Gianfranco commendatore per la Riforma e non una parte del nostro sistema. Dāaltronde, con il voto contrario della sola Serie C, si ĆØ innalzata la Primavera a ventāanni. Una bestemmia.
Dicevamo: come C abbiamo avviato un processo riformatore. Duro, doloroso e pure impopolare: da questāanno partiamo con il Salary Cap e abbiamo chiesto alla Figc di inasprire alcuni parametri per limitare i default in corsa. Ricordo che i nostri 60 imprenditori sostengono lāesercizio senza aiuti, che nessuno prende un euro, che nessuno chiude in attivo il bilancio come accade alla quasi metĆ dei club di A. Se uno disimpegna, se dismette per problemi in azienda, se la moglie dice stop, da noi si chiude. Qui ĆØ tutto fatto in rimessa, per passione e per il legame con il territorio. Lo dico anche al governo: non si possono togliere risorse a chi giĆ fa i miracoli per la prima squadra, figuriamoci sostenere i vivai dopo lāassurda abolizione del vincolo, aiutata ahimĆØ dal concorso di qualche componente interna.
Noi alla crisi siamo abituati e proprio per questo possiamo essere utili alla stagione che va a partire. Non cerchiamo poltrone o mantenimento per la macchina Lega, dato che sappiamo stare sul mercato, cerchiamo e proponiamo condivisione per il bene superiore del calcio, la ragione che mi ha portato personalmente qui solo tre anni fa. Vogliamo rivedere i gol di Riva, le geometrie di Rivera, gli origami di Baggio, le parabole di Del Piero, la classe di Totti, una difesa con Buffon, Cannavaro o Chiellini. Certo storytelling sostiene che non abbiamo voluto fare passare riforme, noi unica Lega che le ha anzi promosse. Ć invece vero che un cambiamento avviene solo se qualcuno passa dalla bozza alla proposta reale. Non abbiamo mai alzato barriere ideologiche, ci siamo resi disponibili a confronti e cambiamenti. La Serie C ĆØ scesa da 120 squadre a 90, da 90 a 60, oggi a 57 per le seconde squadre. Troviamo un modello davvero sostenibile e utile alla Nazionale. A proposito di Squadre B: visto che la Figc le impone, vanno ripensate proprio per il movimento azzurro, altrimenti si offende il gesto di straordinaria generositĆ dei nostri club nellāospitare realtĆ fuori dal nostro alveo.
La Serie C ĆØ pronta ā ripeto ā a ogni discussione, senza steccati. Con alcuni punti fermi: che il sacrificio o la riduzione riguardi tutti, non solo la solita piccola C su cui colpire per dare la sensazione ipocrita di avere smosso qualcosa. Con il rispetto dovuto alla base del movimento. Quando sento i club di A trattarci con disprezzo, credo che al di lĆ della volgaritĆ si stia commettendo lāennesimo errore di miopia. LāInghilterra vende insieme i diritti tv delle sue diverse categorie, la Germania riconosce alle serie minori il doppio della mutualitĆ . Non mi pare che Premier e Bundesliga abbiano chiuso i battenti. Hanno anzi capito che un sistema ĆØ forte se sta insieme, se ognuno ha una sua dimensione e una sua funzione. Noi abbiamo riconosciuto alla Serie A la piena autonomia per concorrere sui mercati esteri,Ā riconoscete a noi il ruolo di laboratorio per i giovani. Al riguardo, sarebbe bello che lā1% delle scommesse fosse investito sui vivai e non su stranieri ultratrentenni. Quale opinione pubblica potrebbe obiettare qualcosa di fronte a una proposta seria e non speculativa?
Speriamo che da domattina si aprano le finestre e si cambi una certa aria viziata, certi machiavellismi. Devono prevalere le competenze sulle appartenenze, devono prevalere i curricula sui cognomi, devono esserci più giovani laureati e più donne, come ripetiamo ogni volta. La pianta che non ha acqua non cresce, un mondo senza cultura deperisce e invecchia. Diceva Dante che nellāumile sta il sublime. LāumiltĆ che oggi ci deve riportare a essere belli e sublimi come la nostra tradizione ci chiede”.
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