Certe emozioni resteranno dentro di lui per sempre. Anche in attesa di una nuova chiamata, dopo mesi da svincolato, anche dopo aver dovuto ingoiare la retrocessione con la maglia della Reggiana, avventura conclusa con un doloroso ritorno in serie C e la fine del contratto. Cedric Gondo aspetta una nuova chance per continuare a inseguire il suo sogno, che ha rischiato di essere interrotto nel 2017, quando dopo l’esperienza con le giovanili della Fiorentina e il reality Giovani Promesse, si era ritrovato in Grecia.
«Continuavo a infortunarmi. Appena rientravo, subito un altro problema fisico. Il mio corpo non stava bene. Io non stavo bene. Ero andato lì per ripartire, avevo lasciato tutto e mi facevo sempre male. Era un incubo che si ripeteva. Mi ricordo le voci dei fisioterapisti: “Sta sempre male, forse è meglio che smette”. Avevo solo vent’anni. Ma quando continui a sentirti dire alcune cose, finisci per crederci. Ho messo in dubbio me e il mio fisico. Mentalmente ero distrutto, morto. “Non ce la faccio più, non ce la faccio più”. Continuavo a ripeterlo a mio fratello. “Non voglio più stare qui, voglio tornare in Italia. Voglio smettere. Basta”». Toccante racconto di Cedric Gondo, attaccante ivoriano tra i protagonisti della promozione in serie A con la Salernitana (la doppietta al Venezia è rimasta nel cuore di tutti i supporters granata). La punta scuola Viola, oggi in attesa di una chiamata per ripartire, si è messo a nudo a Consapevolezze, format del portale gianlucadimarzio.com. Non mancano i ricordi legati alla sua esperienza in granata.
«Sono finito a Rieti in Serie C, c’erano alcuni miei vecchi compagni della Fiorentina. Persone che mi conoscevano. Ed era ciò che mi serviva in quel momento. A ottobre la mia compagna è rimasta incinta. Lì tutto è cambiato. Non giocavo più solo per me. Ma per lei e per nostro figlio. “Cedric, deve essere il tuo anno”. Da Rieti sono finito a Salerno. Era l’ultimo giorno di mercato. Tutto grazie a un’amichevole in cui volevano osservare Maistro, un mio compagno. Ero la quarta punta, non avevo spazio. “Se non gioco cosa sto qua a fare? Meglio se vado in C”. Ma il ds Fabiani la pensava diversamente: “Tu non hai capito. Qui ti ho portato io, sei la mia scommessa. Non vai da nessuna parte”. Quelle parole mi hanno lasciato il segno. Sono rimasto e mi sono regalato ricordi indimenticabili. La doppietta con il Venezia, la promozione, l’esordio e il primo gol in A, l’affetto di una città che non passerà mai. Grazie Salerno, mi hai accolto senza chiedermi niente. Mi hai accettato e mi hai reso uomo. E insieme abbiamo gioito».


